“Qualunquemente” non è un film da sottovalutare. Cetto Laqualunque è un personaggio che, malgrado quanto si potrebbe superficialmente pensare, fa riflettere. Gli spettatori di questa pellicola si dividono, secondo me, in due grandi categorie. La prima è composta da coloro che si rispecchiano nel protagonista (l’italiano medio, quindi la maggioranza, purtroppo). Sì, perchè Cetto Laqualunque, volente o nolente, rappresenta tutti i difetti degli italiani. Il personaggio a cui ha dato vita Antonio Albanese nel 2003 non nasce per caso, nasce dall’acuirsi di difetti italici di vecchia data. Già Dante Alighieri, nella Divina Commedia, scriveva qualche secolo fa:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”

L’impressione è proprio questa, vedendo i fotogrammi sullo schermo ma soprattutto la realtà politica italiana attuale: l’Italia è uno straordinario paese con un popolo che non riesce a gestirlo al meglio. Ciclicamente, nel corso degli anni, si ripresentano sempre situazioni che pongono l’Italia in cattiva luce nei confronti degli altri paesi, e della parte della nostra popolazione (che per fortuna esiste) che con occhio critico sceglie di non omologarsi alla massa ma ragionare e riflettere con la propria testa. “Qualunquemente”, sebbene la prima categoria di spettatori potrebbe catalogarlo come “commedia”, come “film leggero” o etichetta simile, pone in essere questioni politiche. Lo stesso Cetto è, notoriamente e non a caso, l’esatta rappresentazione del tipico politico italiano: menefreghista, sprezzante delle leggi e della legalità (o che comunque tenta sempre di fare il furbetto), con il chiodo fisso del sesso e quindi infedele, volgare, ignorante, corrotto, con poca memoria, fiero di sé stesso nonostante i suoi enormi difetti, e via discorrendo. Come i suoi elettori, insomma. Sì, perchè Cetto e le controparti reali non spuntano a caso, vengono elette perchè prendono dei voti. Modi di dire popolari come “a tarallucci e vino”, o dialettali come “buttare in caciara” descrivono nella loro semplicità un po’ tutte le caratteristiche appena citate, con riferimento alle situazioni più disparate.

Com’è il film? Il film è forte, fortissimo. Si ride spesso, salvo poi constatare con amarezza che la pellicola è fin troppo realistica. Sì, perchè finchè è finzione va benissimo, ma è quando tutto diventa reale che iniziano i guai. Ma veniamo alla storia: Cetto, di ritorno dall’estero, viene consigliato dagli “amici” a candidarsi come sindaco di Marina di Sopra, il suo paese. Il suo sfidante sarà un candidato praticamente opposto a lui in tutto e per tutto, un tale De Santis. Se De Santis è per il rispetto delle regole, Cetto è per l’illegalità; se il primo è per l’ambiente, il secondo è per l’abusivismo, e così via. Praticamente si racconta la campagna elettorale di Cetto, e quindi il suo modo di vedere la politica e, più in generale, la vita. Il film regge bene: buon ritmo, regia semplice, sceneggiatura prevedibile ma efficace e con battute memorabili, musichette a tratti ridicole (caratteristica sempre più presente nelle pellicole italiane di questo genere), e un buon cast. Antonio Albanese dimostra tutta la sua bravura calandosi perfettamente nei panni di Cetto Laqualunque. Spiccano inoltre un apprezzato Sergio Rubini (interpreta Jerry, che aiuterà Cetto nella campagna elettorale), e una bellissima Lorenza Indovina (ovvero la moglie, perennemente tradita, di Cetto) oltre a personaggi di contorno in gamba. Una cosa che in pochi hanno sottolineato, forse perchè scontata, è la straordinaria bellezza dei luoghi in cui è ambientata la storia. Personalmente sono felice di aver pagato il biglietto anche per aver sognato di trovarmi sdraiato su una delle spiagge mostrate nel corso della pellicola. “Qualunquemente” è molto satirico, e come accennavo prima e conferma la critica, “si ride amaro e talvolta, per la vergogna, non si ride affatto”. E’ un’accusa durissima nei confronti del nostro popolo, senza scampo, ed è giusto che lo sia. E’ uno dei lavori cinematografici che rappresenta al meglio il degrado morale e sociale dei nostri tempi, un popolo ormai assuefatto ed incapace di indignarsi. Come ha giustamente detto Antonio Albanese, ormai la realtà ha superato il suo Cetto, e paradossalmente, come ha detto qualcun’altro, “Qualunquemente” può essere considerato un film “di denuncia”, con tutti i limiti del caso. Ah, la seconda delle due categorie di cui parlavo all’inizio, se non si fosse ancora capito, è rappresentata da quelli che, come me, hanno visto questo lungometraggio con occhio critico, riflettendo. A differenza di quelli della prima categoria, che pensano ancora che tutto questo non sia la realtà. O che, in alternativa, si sentono addirittura esaltati o giustificati nel continuare a perseverare nei loro errori vedendo che Cetto è un modello: il loro. Film finanziato con il contributo della Regione Calabria.

 

 

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese)

Mi è stato chiesto se vengo eletto cosa intendo fare per i poveri bisognosi.

NA BEATA MINCHIA!!!

 

 

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese)

Melo, presto io sarò sindaco, quindi tu per legge vicesindaco

 

 

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese)

Le donne non devono entrare in politica, è la politica che deve entrare nelle donne

 

 

Cetto La Qualunque (Antonio Albanese)

Costruiremo un ponte di pilu, con otto corsie di pilu e una corsia di peluche per gli amici! E se il ponte non basterà costruiremo anche un tunnel perchè un buco mette sempre allegria

 

One Response to Qualunquemente

  1. Ester91to scrive:

    ahahah mi mancavano le tue recensioniiiiiiiiiiii:D grande =)

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