Lo confesso: vedendo questo film ho pianto davvero tanto, come non accadeva da diverso tempo davanti ad uno schermo. Il motivo è semplice: “L’estate d’inverno” è un film emozionante e soprattutto diretto, che arriva subito al cuore. La storia narra di una prostituta ed un giovane ragazzo, entrambi italiani, che si incontrano in un hotel in Danimarca. Perchè sono in Danimarca? Perchè stanno scappando. La pellicola tratta il tema dell’abbandono, in un confronto di 70 minuti tra i due personaggi. La vicenda si svolge interamente in questo hotel, in questi intensi 70 minuti fatti di dialoghi serrati e di tanta profondità. Il regista Davide Sibaldi ha girato questa pellicola quando aveva 20 anni, nel 2007. Solo ora, nell’Ottobre 2010, è riuscita ad arrivare in sala e per di più in una decina di copie: una vergogna. Non tornerò nuovamente su argomenti di cui ho già trattato, ma è davvero una vergogna che il pubblico italiano non possa godere di un simile capolavoro. Girato in soli 5 giorni (!!!), costato meno di centomila euro, “L’estate d’inverno” è uno di quei film indipendenti che meriterebbero maggiore visibilità. Gli interpreti sono Pia Lanciotti e Fausto Cabra, attori teatrali veramente notevoli. La pellicola ha uno di quei grandi pregi che a me piacciono tanto: il crescendo. Inizialmente ero scettico, mi sembrava un film senza una vera motivazione, senza ritmo, senza emozione, ma poi mi sono ricreduto alla grande. La critica, come spesso purtroppo accade, ha detto ancora una volta delle grandi baggianate: “alcune battute sono imbarazzanti”, “la sceneggiatura tracima colpi di scena che la rendono ridondante”, “teatro filmato” (con accezione negativa), “I due attori, Pia Lanciotti e Fausto Cabra, sembrano avere appeso al collo un cartello con la scritta <ho studiato al Piccolo di Milano>”. La prima “critica”, quella sulle battute imbarazzanti, pone in particolare l’accento sul fatto che i dialoghi sono troppo letterari e che l’attore “parla come un libro”. Interpreto queste stupide obiezioni come una corsa alla mediocrità. Troviamo un film con un giovane personaggio intelligente, che usa correttamente la lingua italiana, che riesce a fare riflessioni profonde, che è diverso dagli altri, che si eleva sopra la massa e questi pseudo-critici cosa fanno? Si dimostrano in disaccordo!!! Ma come, dov’è la bellezza del cinema, che offre storie diverse, anche fuori dal comune, e dà spazio a tutte le voci? Dov’è quel cinema che prova ad “insegnare”, a dare un contributo, e a non essere sempre e soltanto lo specchio di una mediocre società? Dov’è quell’unicità, quella forza espressiva, quella determinazione che molti oggi non hanno (e non sempre per loro colpe)? Signori, il cinema è anche questo!!! Il cinema è anche originalità, è anche qualcosa di diverso, non è solo un’arte che propina film in cui i personaggi parlano storpiando la lingua italiana o utilizzando dialetti non comprensibili a tutti. La settima arte dà spazio anche a giovani come il personaggio interpretato da Fausto Cabra, perchè che voi lo vogliate o no, quei giovani esistono, e se proprio vogliamo dirla tutta io in quel personaggio a tratti mi ci sono anche rivisto. Seconda critica: “La sceneggiatura tracima colpi di scena che la rendono ridondante”. Qui la spiegazione va ricercata nello stile adottato volutamente dal regista. Sibaldi ha inteso i dialoghi tra i due personaggi come un vero scontro, come se ogni dialogo corrispondesse ad una scena di lotta in un film d’azione, e ha sottolineato ciò anche con la musica. La ridondanza a cui si fa riferimento forse proviene da questo elemento, ma una cosa è certa: “L’estate d’inverno” (a differenza di altri film molto più blasonati) non è una continua ricerca del colpo di scena a tutti i costi, è il semplice racconto di due vite. E se i colpi di scena ci sono e sono innumerevoli è perchè il racconto scava in profondità nelle vite dei protagonisti, che hanno molti tratti in comune tra di loro. Terza critica: “Teatro filmato”. E quindi? Si riesce a portare dell’ottimo teatro in una pellicola cinematografica, con due attori bravissimi, ed un film che a differenza di quanto viene detto non è solo teatro ma anche cinema. Cosa c’è che non va? Io do al termine “teatrale” un’accezione assolutamente positiva, quindi non vedo perchè teatro e cinema non possano andare a braccetto. Quarta ed ultima critica: “ I due attori, Pia Lanciotti e Fausto Cabra, sembrano avere appeso al collo un cartello con la scritta <ho studiato al Piccolo di Milano>”. Questa evito di commentarla, si commenta da sola, è di una arroganza e di una irrispettosità che mi ricorda certi politici. Ho parlato della bravura degli attori, ma anche la regia merita menzione. Era uno di quei fattori che mi aveva fatto storcere il naso all’inizio, ma anche su questo punto poi mi sono ricreduto perchè ho capito il senso di certe scelte. E poi la colonna sonora, secondo me davvero pazzesca. Peccato che non la troverò mai nei negozi di musica, e chissà mai se uscirà il dvd di questo piccolo gioiello. Io ho avuto la fortuna di vederlo in anteprima streaming grazie ad uno dei siti di cinema più importanti in Italia, ovvero Mymovies, che di tanto in tanto propone in streaming ed in anteprima capolavori come questo. Per chi non l’avesse ancora visto, spero che presto, in qualche modo, ne avrà la possibilità.

2 Responses to L’estate d’inverno

  1. fausto scrive:

    beh, GRAZIE!!! :) bella recensione.

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