Dall’1 Marzo 1976 il governo britannico decise di abolire lo status di “prigioniero politico”. I componenti della PIRA (Provisional Irish Republican Army, ovvero l’organizzazione paramilitare che voleva la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord e la riunificazione con la Repubblica d’Irlanda (Eire)) erano rinchiusi nel carcere di Long Kesh in Irlanda del Nord, ribattezzato “Maze” dopo che era stata costruita la parte nuova del carcere costituita da 8 edifici a forma di H (gli H-Blocks, Blocchi H). Si parla di un carcere duro, in cui i prigionieri vengono picchiati e trattati come bestie. Nel 1976 i detenuti iniziarono la “blanket protest” (protesta delle coperte) rifiutando di indossare la classica uniforma carceraria (perchè si definivano, per l’appunto, prigionieri politici e non delinquenti come gli altri) e coprendosi solo con una coperta. Due anni più tardi, nel 1978, si passò ad una protesta ancora più dura, denominata “dirty protest” (protesta dello sporco): i prigionieri spalmavano gli escrementi sui muri delle celle e buttavano l’urina sotto le porte, poiché venivano duramente picchiati dai secondini quando lasciavano le celle per andare al bagno.
Il 27 Ottobre 1980, dopo quattro anni di “vita” in condizioni praticamente disumane, i detenuti iniziarono il primo sciopero della fame. Sette detenuti digiunarono per 53 giorni fino al 18 Dicembre 1980, quando si decise di interrompere lo sciopero perchè uno dei prigionieri (Sean McKenna) era in fin di vita, e per delle vaghe e non definite promesse del governo britannico (poi non mantenute).
Ma è nell’arco temporale che va dall’1 Marzo 1981 al 5 Maggio 1981 che si concentra il film di Steve McQueen. In questo periodo, infatti, Robert Gerard Sands (uno dei detenuti) decise di intraprendere un secondo sciopero della fame.
Bastano in realtà queste poche righe, alcune delle quali facenti parte di una pagina su Wikipedia, per capire quanto duro, intenso e violento sia “Hunger”. In alcuni momenti sembra quasi di assistere ad un album di fotografie, anziché ad un film, per quanto realisticamente viene raccontata e descritta l’intera vicenda. Steve McQueen è un regista che da’ più risalto di altri alla forza, impressionante, delle immagini. In questa pellicola, per esempio, abbiamo pochissimi dialoghi, eccetto una lunghissima conversazione di 20 minuti (su 96, che è la durata dell’opera) tra Bobby Sands e Padre Dominic Moran. E’ la parte centrale, quella in cui impariamo a conoscere meglio il personaggio di Bobby Sands (interpretato da un Michael Fassbender che mette in discussione l’inesistenza della perfezione) ed in cui assistiamo ad un appassionante “scontro” sulla morale e sulla religione. E’ lo stesso protagonista a spiegarci perchè vuole portare avanti questo sciopero fino alla fine, non dando più spazio, secondo me, a dubbi.
Tornando alla forza delle immagini, è interessante notare quanto il regista indugi più volte su particolari a volte solo apparentemente inutili, ed altre volte su dettagli inquietanti. Una delle tante scene atroci che mi ha colpito è quella in cui uno dei detenuti viene percosso con un manganello: un realismo assurdo, sembra che stia avvenendo tutto per davvero.
Se in “Shame” (il successivo film del regista) il lavoro sulla colonna sonora era eccellente e parte importante della buona riuscita dell’opera, qui si da’ spazio quasi esclusivamente ad urli e rumori, probabilmente per creare più tensione. E se è vero, come è vero, che la mancanza di una colonna sonora più presente non si sente affatto, significa che il regista è riuscito a dare alle immagini un peso maggiore del normale.
La sceneggiatura regge benissimo nonostante la pellicola si concentri su un arco di tempo specifico e relativamente ridotto. Il protagonista è lui, Bobby Sands, ed è da lui che parte il messaggio di protesta che è parte integrante della storia.
Gli attori sono tutti di una bravura rara, ma spicca proprio Michael Fassbender che si conferma come uno dei migliori attori in circolazione.
“Hunger”, di Steve McQueen, è un film del 2008, ed è uscito in Italia solo il 27 Aprile 2012.
“Shame”, sempre di Steve McQueen, è un film del 2011, ed è uscito in Italia il 13 Gennaio 2012. Io penso che ora dovremmo farci tutti quanti delle domande.
Se i produttori non avessero portato in Italia “Shame” (e sono sicuro che l’abbiano fatto solo perchè, superficialmente ed erroneamente, si potrebbe dire che è un lungometraggio sul sesso) e lo stesso non avesse avuto un discreto successo, noi “Hunger” nei cinema italiani probabilmente non l’avremmo mai visto. Sarebbe stato un peccato, un grave peccato, perchè ci troviamo di fronte ad una pellicola originale e validissima. Tutto questo è colpa del pubblico italiano che non è educato al cinema. Continuando ad andare al cinema a vedere “Twilight”, i cinepanettoni, ed i film di Federico Moccia e Fabio Volo, la situazione non cambierà. Ed è così che il rischio di perdere delle grandi opere d’arte sarà sempre più alto, e vicino, forse inevitabile. Il mio è un consiglio: se volete vedere prodotti orrendi, vedeteli, ma vedeteli a casa vostra scaricandoli da internet o noleggiandoli. I soldi, al cinema, non li regalate a registi e produttori che sfornano “pellicole” per un pubblico distratto, ignorante, stolto. Donateli piuttosto a chi nell’arte del Cinema con la C maiuscola ci crede davvero. Non stupiamoci neanche se i film italiani di buona qualità ci sono ma non vanno alla ribalta. Se non li andate a vedere, è ovvio che è e sarà sempre così. Per cui non vi accontentate del cinema con 14 sale nel centro commerciale, che magari vi costringe a subire 30 minuti di pubblicità prima dell’inizio dello spettacolo ed una proiezione con una qualità audio e video più che scadente. Siate curiosi, cercate piccoli gioielli nascosti, riconsiderate la vostra esperienza cinematografica. Ne trarrete molto giovamento. Per ora, e concludo, lasciatevi coinvolgere da “Hunger” e anche da “Shame” (visto che non l’ho recensito), due storie completamente diverse ma dalla potenza non comune.
Nota a margine: una frase molto significativa di Bobby Sands che nella pellicola non viene pronunciata. “Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

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